Palladino Ciro

Ciro Palladino è mato a Torre del Greco nel 1952.

Dopo gli studi artistici si è dedicato completamente alla pittura, giungendo dopo anni di sperimentazione sul figurativo ad un linguaggio essenziale, privo di vano decorativismo ma molto evocativo e ricco di simboli e rimandi filosofici ed esoterici.

Palladino illustra così le sue opere:

Il nero della tela, privo di confini si espande indolente catturando tutto ciò che si muove e che lo circonda, creando indefinibili esodi dove, nella solitudine e smarrimento, silenziosamente quasi d’incanto arriva l’eco dell’Ombra!
Perdersi nella pittura e nella materia, meravigliarsi della sensazione di sentire il segno come ferita sulla pelle.. ..Anima perduta nel più nero del nero…”

Il suo mondo spirituale Palladino lo rappresenta attraverso una tecnica molto elaborata.

Sulla base della tela incolla carte di diversi spessori per creare una superficie rugosa e irregolare che a volte appare come una ferita. Adopera gesso, stucco, e spesso carte argentate che riflettono la luce rendendo l’opera sospesa tra spirito e materia.

Su una base stratificata e disomogenea dipinge simboli universali come la croce, il contenitore (Graal), la figura umana, e una sorta di alfabeto personale.

A volte sulla tela usa delle bande nere che fungono da sipario, un sipario interiore che si interpone tra l’opera e lo spettatore in modo da celare alcune cose e rivelarne delle altre.

Immagini che compaiono e scompaiono. l’opera diventa mutevole come mutevole é l’animo umano.

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