Toraldo Francesco

Francesco Toraldo nasce a Catanzaro il 09/11/1960, da papà Enzo, anch’esso pittore e mamma Elvira.

Francesco, dotato fin da piccolo di un carattere ribelle ed impetuoso, sensibile, ma attratto dal proibito e dal trasgressivo, manifestò, fin dai primi anni di vita, l’interesse per la pittura.

Trascorreva, infatti, a poco più di tre anni, tante ore della giornata nello studio del padre, maneggiava i suoi colori, lo guardava dipingere, fino a quando il padre gli  mise uno sgabellino sotto i piedi ed un pennello in mano e, posizionata una tela in un piccolo cavalletto, fatto costruire apposta per lui, gli disse che poteva dipingere.

Del piccolo Toraldo, secondo i racconti del padre e degli amici dello stesso che numerosi frequentavano il suo studio, tra i quali il pittore Mimmo Rotella ed Enrico Benaglia ne ammiravano il talento che, fin da allora, appariva straordinario.

I colori erano le sue passioni, e le sue tante sfumature lo rapivano, le sue miscellanze, i rossi, i blu furono da subito i suoi preferiti.

Il giovane Toraldo crebbe manifestando da un lato uno scarso interesse per lo studio e un grande interesse per la vita, quella più vera, quella di strada, delle bische clandestine, delle “cattive compagnie”, dei locali fumosi, delle donne di strada, e dall’altra l’amore per la pittura.

Nello studio del padre, la sua fame di vita si trasformava in arte, le emozioni che traeva dal suo vissuto, servivano allo stesso come alimento per la pittura che si distaccava sempre di più dai canoni e dagli esercizi di stile impostigli dal padre, ossessionato dalla perfezione tecnica, e si abbandonava verso una istintualità libera e scevra da regole e dettami.

Finita la scuola media, Francesco iniziò a frequentare il liceo artistico di Catanzaro ma, dopo qualche anno i contrasti con gli insegnanti divennero sempre più frequenti, i confronti sempre più accesi.

Francesco non credeva, già da allora, che l’arte si potesse “insegnare”, che un’idea rappresentata sulla tela era un “idea tradita”, soprattutto se doveva sottostare a canoni e regole rigorose e precise.

Così abbandonò gli sudi accademici e divenne un autodidatta.

Il padre gli aveva fornito l’insegnamento teorico e pratico, che gli servì a capire che il suo talento, partendo da quei “dettami” e da quelle “regole”, doveva essere libero e personalissimo.

Francesco , nel suo sperimentarsi, nella ricerca di una sua identità artistica, lontano dalle regole, affannosa e disperata a 19 anni era già padre e marito, a 21 anni aveva già due figli ed un lavoro che nulla aveva a che vedere con il mondo della pittura.

La sua pittura lo agitava, non riusciva a manifestarsi come voleva, l’energia, il vulcano dentro di sé a tratti esplodeva e poi si arrestava e la vita era un tumulo di esperienze, di amori, di emozioni, che una volta esauriti gli lasciavano l’amaro in bocca.

Ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero.

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