Urso Ivana

Urso Ivana è nata il 17 dicembre 1978 a S. Cataldo (CL)

Inizia giovanissima lo studio delle arti applicate che la porteranno a frequentare l’Istituto Regionale di Arte di san Cataldo e l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove rivela un talento particolare per il corso di Decorazione Pittorica.

Si trasferisce in seguito a Roma, dove inizia una ricerca personale per la vetrofusione e l’incisione oltre che la pittura.

Si unisce al movimento del Pentastrattismo di Massimo Picchiami, movimento artistico di artisti italiani di arte contemporanea, dove esalta la bellezza e la gestualità dell’arte astratta in un modo tutto suo.

I protagonisti delle sue opere sono i materiali, che si compattano alla superficie scelta come supporto in maniera concreta e reale ed assolutamente non fittizia, ossia ottenuta con colori e chiaroscuro.

Ivana Urso segna così un superamento della pittura, che nelle sue rappresentazioni evidenzia una ricerca, interessata a investigare lo spazio in tutte le sue implicazioni espressive, simboliche, tecniche e materiali.
Un vitale gesto creativo, quasi assoluto che lascia una traccia e si trasforma in un segno nel corpo vivo della materia, valorizzandone l’energia plastica.

Le tecniche che utilizza sono miste con colore acrilico su tela e decorazioni in rilievo, resine, acquerelli, garze di tela, carte fatte a mano, foglia oro, pasta metallica, ritagli fotografici o di cartoncino, polvere lavica, foglia argento.

La carta fatta mano di Ivana Urso è un decoro ricco, simbolico, quasi una stoffa decorativa che ricorda comunque stati d’animo profondi e suggestioni.

Quella di Ivana Urso è un’inesausta volontà sperimentatrice.
Scostandosi dalla consuetudine delle tecniche di lavorazione pittorica in rilievo, a lungo praticate, l’artista indaga sempre linguaggi nuovi attraverso un continuo studio e scoperta dei materiali, anche i meno comuni, che la portano ad ottenere esiti sorprendenti.

Un continuo rimando alla dimensione del ricordo, segnata dalla presenza costante del libro o della parola.

La dimensione che essi assumono è prettamente simbolica, indagatrice in riferimento ad una serie di aspettative, sogni, speranze che l’uomo inconsapevolmente nutre fin da bambino, ma che soprattutto impara a stimolare attraverso la lettura.

Tentare quindi di spingere l’immaginazione e lo sguardo dello spettatore al di là della bidimensionalità della tela è lo scopo di Ivana Urso, scardinando un sistema di bidimensionalità e pragmatica osservazione.

“Un cammino complesso quello di Ivana Urso.
Uno scontro fra tenebre e luce, fra piani sottili e pesanti, fra giochi di spessore, ma anche un percorso di trasformazione del suo linguaggio che si fa sempre più astratto e universale. Creazioni che sono anche luoghi di contemplazione e sperimentazione che ricordano le suggestive possibilità di uno spazio e di una memoria in espansione, non più chiusa e sacrificata nella bidimensionalità del dipinto. Non c’è niente di più sottile della carta, ma non c’è niente di più potente se su di essa sono fissate le parole.”

Giulia Tansini
Dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali

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